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lunedì 22 novembre 2010

Benvenuti al cinema per riflettere e sorridere

BENVENUTI AL SUD
di Luca Miniero, 2010
Un direttore delle poste del nord è mandato a lavorare per due anni in una sperduta cittadina del sud Italia: quello che s'immaginava un incubo si trasforma per lui in una bellissima esperienza.
Si tratta del remake di Bienvenue chez les Ch’tis (In Italia Giù al Nord) di Dany Boon che qui appare in un cameo “postale”. Luca Miniero, un tempo promettente regista del cinema indipendente e ora regista di serie Tv e film alquanto scadenti, questa volta si è lasciato tentare da un’operazione  che letteralmente ammazza ogni ambizione artistica del cinema italiano e allo stesso tempo ne rivitalizza la stantia situazione economica. Come (quasi) sempre il pubblico premia la bruttezza. Ma per una volta non la volgarità dei cinepanettoni. In questa commedia italiana non ci sono parolacce e intimi particolari anatomici esposti. Il che ne fa già una preziosa rarità. Ma Benvenuti al sud va oltre, fornendo al cinema italiano un inusuale incontro tra farsa, commedia garbata e politicamente talmente scorretta che sembra quasi un’opera straniera. E di un prodotto straniero infatti si tratta: non solo un remake, ma un vero e proprio “format” vincente che dalla Francia si sta diffondendo in tutto il mondo (presto il remake americano con Will Smith) perché tutto il mondo è paese. I pregiudizi e gli stereotipi regnano ovunque. E proprio il superamento di questi ultimi è quanto di positivo si possa trovare in questa pellicola priva di qualsiasi virtù tecnica e artistica ma elevata a inno dell’unità del popolo italiano la cui bellezza risiede anche nella diversità (mentale, culturale, linguistica, geografica, climatica, gastronomica..). In un Italia devestata da divisioni e pregiudizi di ogni tipo, questo non è poco. Ma un film può basarsi unicamente sul proprio messaggio ed ignorare contenuto e tecnica?
Dire di sì sarebbe come affermare che i fini giustificano i mezzi.
E sicuramente i fini qui sono nobili: abbattere stereotipi e arricchire il nostro povero cinema. Peccato per i mezzi: una commediola esile esile che è per lo più la brutta ma fedelissima copia di un film francese di due anni fa. Della serie: anche per prenderci in giro e per fare un inno cinematografico all’unità del nostro paese dobbiamo copiare gli stranieri. Il che è desolante.

Voto: 6- *

*(Qualità artistica: 4, Qualità socio-politica: 8)

P.S. Dopo una seconda visione, aumento il voto a 6,5

1 commento:

  1. sono d'accordo con te, anch'io gli avevo dato lo stesso voto. ci sono degli spunti di riflessione, qualche risata e ciò è già abbastanza per farne una commedia più che decente

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