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giovedì 31 maggio 2012

Uscite cinematografiche

Mentre per il sottoscritto la stagione cinematografica "al chiuso" è finita in anticipo per cause di forze maggiori che potete immaginare, per molti quello prossimo sarà un weekend come tanti e anzi, sono weekend particolarmente succulenti questi. 
Tra Cronenberg e Burton e sorprese come lo strepitoso Margin Call che vi invito a vedere nel caso non l'aveste ancora fatto, ci sono in uscita parecchi film che i distributori hanno finalmente deciso di mostrare a noi poveri italiani. Fra questi ci sono titoli particolarmente riusciti o semplicemente attesi perché glamour.
Esistono forse icone più glamour di Marilyn o Madonna?
La prima, che ci ha lasciati 50 anni fa, è al centro di un film inglese dell'anno scorso non particolarmente originale se non nel fatto che non è né biopic né love story: Marilyn, interpretato magistralmente da una straordinaria Michelle Williams che però andrebbe ascoltata per legge in versione originale.
Madonna, che da 30 anni continua a dominare le scene dello star system, approderà nei nostri stadi fra due settimane con un tour (San Siro, Olimpico e Firenze) e nei nostri cinema fra una settimana con un'ambiziosa ed apprezzabile storia tutta al femminile: W.E. Edoardo e Wallis, presentata allo scorso Festival di Venezia.

Ma domani è anche il giorno d'uscita in un'ottima pellicola francese, La guerra è dichiarata, presentata con successo al Festival di Cannes del 2011 e di Love and secrets, una pellicola indie americana del 2010 non molto riuscita, come ci fa sapere Cannibal Kid, ma comunque di richiamo grazie ai suoi protagonisti: la splendida Kirsten Dunst e il lanciatissimo Ryan Gosling. Ma sicuramente nessuna delle due pellicola avrà molte sale a disposizione, visto che sarà Lorax, film d'animazione a pigliarsi la maggior parte delle sale.

mercoledì 30 maggio 2012

domenica 27 maggio 2012

Bentornata Regina!

REGINA SPEKTOR
What we saw from the cheap seats
DATA DI USCITA: 27 MAGGOO 2012  
Se ti piace ascolta anche: Tori Amos


Regina solo di nome perché purtroppo la Spektor non ha ancora ottenuto il successo che si merita.
Arrivata al sesto album in 11 anni, la cantautrice e pianista russa ritorna a tre anni dal bellissimo Far che la consacrò negli States dove riuscì ad arrivare addirittura alla terza posizione.
Nel resto del mondo però la Spektor rimane confinata alla scena indipendente e in Italia è sconosciuta ai più, nonostante le sue canzoni si siano fatte sentire in diversi film (Beastly, (500) giorniinsieme, Amore e altri rimedi, Le Cronache di Narnia, In Bruges) e serie tv (Boardwakl Empire, Grey’s Anatomy, E alla fine arriva mamma!, CSI).
Che questa sia la volta buona? Francamente ne dubito visto che All the rowboats, il singolo che anticipa l’album, cupo e bellissimo, non l’ha notato nessuno, americani compresi.
Speriamo che vada meglio col secondo adorabile singolo, Don’t leave me (Ne me quitte pas), rivisitazione della sua cover dell’omonimo pezzo di Jacques Brel. Una canzone allegra, ma non superficiale, perfetta anche per l’estate, ma un’estate con un po’ di sostanza.
Infatti questa nuova fatica conferma il grande talento di Regina Spektor, che ci regala dieci bellissime canzoni tra le quali nessuna è sacrificabile e tutte viaggiano (più o mneo) sullo stesso livello.
L’unico neo che le si può rimproverare è l’eccessiva brevità del disco: 4 canzoni su 11 durano infatti meno di 3 minuti, ed è un vero peccato. Inutile dire che vale acquistare la versione deluxe.

VOTO:
Regina Spektor - All The Rowboats Lyrics

lunedì 21 maggio 2012

Francis Ford Coppola e il coraggio di non invecchiare


Twixt
USA, 2011
di Francis Ford Coppola
 Con Val Kilmer, Ellen Fanning, Bruce Dern, Ben Chaplin
 
 USCITA ITALIANA: autunno
Se ti piace guarda anche: Il mistero di Sleepy Hollow, Misery non deve morire

Uno scrittore di romanzi gotici di serie B (un Val Kilmer appesantito ed eccellente) arriva in uno sperduto paesino americano per firmare qualche autografo. In realtà ne firma solo uno, per l’ex sceriffo (Bruce Dern, perfetto), che lo vuole coinvolgere nelle indagini di un efferato omicidio che serva da spunto a un romanzo da scrivere insieme. Lo scrittore, prima titubante, finisce per cedere in seguito alle pressioni finanziarie della moglie e a sogni ispiratori in cui compaiono una misteriosa ragazzina (Ellen Fanning che conferma lo straordinario talento già rivelato con la figlia del regista in Somewhere) e lo spirito di Edgar Allan Poe (Ben Chaplin, sempre ottimo caratterista). 
A 40 anni esatti da Il Padrino, Francis Ford Coppola è ancora in grado di stupirci: incurante oramai del successo commerciale delle sue opere, il regista di Apocalypse Now da qualche anno a questa parte (Un’altra giovinezza, Segreti di famiglia) firma pellicole fuori dagli schemi, in cui traspare quanto la sua passione e il suo talento siano rimasti intatti. Twixt è un piccolo divertissement che non ha nulla a che fare con i titoli che resero celebre il maestro italo americano e che sicuramente passerà inosservato, complice anche una distribuzione che si dimentica volentieri dei grandi; eppure questa piccola opera merita una visione e un’attenta analisi. Coppola infatti firma un film spiazzante ed eccessivo, per tecnica e tematiche. Visivamente magnifico, con una fotografia deliberatamente sospesa tra il Kitsch e il sublime, con il rosso del sangue sempre in evidenza (nulla di nuovo, dopo Sin City e tim Burton), scenografie quasi teatrali, luci e colori fantasiosi e irreali. C’è spazio anche per il 3D, ma solo in due scene, ragione per cui sarà piuttosto difficile vederlo in questa versione. Ciò che più stupisce sono però le tematiche, perché anche il vecchio Coppola ha ceduto alla moda dei vampiri, proprio lui che 20 anni fa aveva firmato il Dracula di Bram Stoker. Questa volta affronta il tema in modo divertito e divertente, mescolando giallo, horror e humour.
Ma un altro tema fondamentale è quello della creatività, dell’ispirazione: irresistibile la scena in cui Val Kilmer scrive e riscrive l’incipit del suo romanzo. Dal film si deduce che per il regista l’ispirazione è l’incontro di due elementi: il sogno e l’esperienza personale che rende la scrittura catartica. Per l’occasione Coppola parla perfino della tragica scomparsa di suo figlio, avvenuta in circostanze identiche a quelle della figlia del protagonista.
Il film è anche una satira dell’industria delle storie: l’editore vuole un grande colpo di scena per il finale, ma il nostro scrittore vaga invano nei suoi sogni per trovarlo, improvvisandone alla fine uno pessimo, decisamente splatter e sopra le righe, che non ha nulla a che fare con le eleganti atmosfere gotiche del resto del film. 
 
Ovviamente l’editore ne è entusiasta. Ma Coppola fa di più, in un gioco di scatole cinesi senza via di uscita che dopo lo stupore finisce per irritare lo spettatore con una didascalia conclusiva che lascia interdetti. Può una semplicemente didascalia rovinare un intero film? In questo caso la risposta sarebbe sì, ma è meglio leggere quelle righe finali come l’ennesima provocazione, più divertita che divertente, di un film traboccante di stravolgimenti narrativi (o meglio twist, come allude lo stesso titolo).
Un film che all’inizio stupisce piacevolmente per il suo meraviglioso mix di follia e libertà, ma che nel finale scivola nel ridicolo con vampiri metallari e follie religiose: provocazione, film nel film, o semplicemente il regista, proprio come il suo protagonista, non sapeva come finire? In ogni caso, applausi a Coppola, eterno giovane, per la voglia di mettersi in gioco.

VOTO: 7,5

sabato 19 maggio 2012

La guerra è dichiarata: conferma di una personalità straordinaria


LA GUERRA É' DICHIARATA
(LA GUERRE EST DECLARÉE)
Francia, 2011
di Valérie Donzelli
con Valérie Donzelli e Jérémie Elkhaïm
 USCITA ITALIANA: 1 GIUGNO
  

TRAMA
Romeo e Juliette sono due sposi felici, la cui vita viene scossa dalla nascita di loro figlio: notti insonni e tanti sacrifici mal si adattano alla loro vita fatta di serate fuori e divertimenti.
Ma col tempo imparano ad apprezzare questa nuova gioia, finché non scoprono che il loro piccolo ha una grave forma di cancro al cervello.
Per loro è l’inizio di una nuova sfida, la più grande.

RECENSIONE
Tratto, purtroppo e per fortuna, dalla vera storia dei due protagonisti-sceneggiatori: gli inseparabili, dalla bellezza di oltre quattordici anni, Valérie Donzelli, anche regista, e Jérémie Elkhaïm. Nel film raccontano la battaglia contro la malattia del loro primo figlio, vinta qualche anno fa. Ancora un film fatto in famiglia dunque per la sorprendente Valérie Donzelli che ci aveva deliziati e stupiti con l’irresistibile La reine des pommes, del quale ritorna anche Béatrice De Staël. 

Alla sua seconda prova da regista, la giovane Donzelli si confronta con il dramma, dimostrando di sapere gestire con mano sicura anche questo registro ma soprattutto di sapere scavare nel suo profondo per condividerlo con il mondo. Una scelta personalissima, difficile, rischiosa, ambigua e controversa, che però l’autrice, affiancata dal compagno attore-sceneggiatore Elkhaïm (visto anche in Polisse) ha vinto portando un messaggio di speranza e forza a tutte le famiglie che vivono una situazione simile. Non è infatti facile andare al cinema per vedere la storia di un neonato malato di cancro, ma il film tratta la materia con tatto e con un ritmo da film d’azione. La Francia ha risposto con più di 800.000 spettatori, rappresentando così per la coppia di autori una seconda sfida.E all’insperato successo di pubblico si è aggiunto quella della critica, visto che il film, dopo aver ricevuto svariati premi e nomination in Francia, è stato scelto per rappresentare l’esagono agli Oscar (visto che The Artist era entrato prepotentemente nelle categorie principali), senza arrivare, purtroppo, nella cinquina finale.Girato con una Canon Eos 5D con lo stesso spirito low budget e underground del primo, anche se i maggior finanziamenti si vedono e si sentono nella colonna sonora (Morricone, Vivaldi).In ogni caso ancora applausi a questa straordinaria autrice e donna dalla vitalità contagiosa e dalle molteplici abilità. 

P.s. il suo prossimo film sarà un musical sperimentale. 
VOTO: 7,5

mercoledì 16 maggio 2012

I turbamenti del giovane vendemmiatore

I GIORNI DELLA VENDEMMIA
di Marco Righi, Italia, 2010
con Marco D'Agostin, Virginia Longhi, Gian Marco Tavani

 
PROSSIMAMENTE AL CINEMA
PREMESSA:
Caso più unico che raro nel nostro cinema, è un film che ha trovato distribuzione grazie al passaparola: cominciando dalle sale Reggio Emilia, dove è stato girato, il film ha varcato man mano i confini dell’Emilia Romagna e a giugno dovrebbe finalmente (e miracolosamente) raggiungere una distribuzione pressoché nazionale. Dunque vi consiglio di seguire la pagina Facebook del film per sapere quando sarà proiettato vicino a voi.
TRAMA
Reggio Emila, 1984: mentre il diciassettenne Elia flirta con una parente più grande di lui arrivata per vendemmiare, la madre ultra cattolica prega e il padre si dispera per la morta di Enrico Berlinguer, “perché di altri come lui non ce ne saranno più”.
Ma arriva pure il fratello maggiore di Elia, il figliol prodigo libertino che compiaciuto guarda il libro sul comodino di Elia: Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli.
Un film semplice eppure ambizioso, che racconta con sincerità la vita della provincia padana, divisa tra cattolicesimo e comunismo, elementi ai quali aggiunge una componente sessuale piuttosto esplicita e un ammiccamento letterario.
Realizzato con pochissimi mezzi, girato in poche settimane con attori non professionisti, questo film d’esordio del giovanissimo Marco Righi (classe 1984), merita di essere visto da un pubblico italiano più vasto. All’estero l’hanno già visto e apprezzato in molti: il film ha infatti partecipato a una decina di festival, vincendo il Festival di cinema italiano di Grenoble e il Milano International Film Festival.
Dategli anche voi una possibilità.
VOTO: 7

venerdì 4 maggio 2012

Anteprima: W.E., l'incontro di due favole

W.E. - EDOARDO E WALLIS
(W.E.)
di Madonna
Uk, 2011
con Abbie Cornish, Andrea Riseborough, Oscar Isaac e James D'Arcy 

DATA DI USCITA ITALIANA:  8 GIUGNO
Se  ti piace guarda anche: The Hours, Marie Antoinette, Il discorso del re, The Young Victoria, Midnight in Paris
TRAMA
Wally (Abbie Cornish, vista in Bright Star, Limitless e Sucker Punch) è una moglie infelice del 1998, Wallis (Andrea Risebourough, apparsa anche in We want sex, Non lasciarmi) è una moglie infelice degli anni ’30: le loro vicende si intrecciano, in parallelo, anche perché la prima è ossessionata dalla seconda, da cui ha preso pure il nome. L’ossessione è Wallis Simpson, la pluridivorziata americana per cui Edoardo VIII rinunciò al trono. I cimeli della coppia sono messi all’asta proprio in quei giorni e Wally va ad ammirarli quotidianamente, mescolando la sua vita con quella di Wallis,  finché il marito violento e un guardiano affascinante (Oscar Isaac, già visto in Drive, Sucker Punch e Agora) non la sveglieranno dal suo torpore.
RECENSIONE
Non è mai troppo tardi per credere alle favole, ma allo stesso tempo non bisogna lasciarsi sopraffare da esse, perché la vita reale è diversa ed è altrove. E così la love-story più famosa e famigerata del secolo scorso che vide un re rinunciare al proprio trono per amore di una donna di umili origini diventa la descrizione di un sacrificio di una donna che per amore ha rinunciato a tutto: libertà, privacy, reputazione, perfino a una residenza fissa.
Quello che non manca a Madonna è un punto di vista preciso e personale, in questo caso molto femminista e molto autobiografico (i paralleli tra Madonna e Wallis si sprecano) grazie al quale riesce a comunicare la forte empatia che prova per le due protagoniste femminili. Mancano però un’esperienza da regista e sceneggiatrice che le permettano di gestire una doppia storia molto ambiziosa, che evoca fin da subito The Hours ma che se ne allontana molto presto, a causa dell’incapacità di evocare davvero quella passione che caratterizzò la storia d’amore più famosa del Novecento. Vi è un problema di fondo poi nei tempi registici: le scene sono troppo corte e dal montaggio frenetico, diventando così pure istantanee, abbozzi di scene che non hanno mail il tempo di affermarsi, capaci quindi di restituire così solo le atmosfere ma non le emozioni. Migliore è, su questo versante, la parte parallela della moderna Wally di Abbie Cornish, più focalizzata.

Nonostante i pochissimi mezzi a disposizione, il debutto underground di Madonna Filth and Wisdom (Sacro e Profano da noi) era superiore a questa impegnativa produzione in costume il cui punto di forza principale sono le convincenti interpretazioni delle due protagoniste. Nonostante la regista e ancor più la sceneggiatrice (aiutata da Alek Keshishian) Madonna presenta evidenti e comprensibili carenze e ingenuità proprie di una principiante, grazie al buon team di professionisti da cui è stata affiancata il film compensa tali gravi carenze con le categorie tecniche: innanzitutto i costumi, candidati all’Oscar, del premio Oscar Arianne Phillips (Quando l’amore brucia l’anima) agli ottimi trucchi di Eldo Ray Estes (Broadwalk Empire) e soprattutto alla fotografia di Hagen Bogdanski (Le vite degli altri, Young Victoria) che è capace di fare sembrare la parte della pellicola ambientata negli anni ’90 un film di quel decennio. Una menzione meritano anche le musiche, seppur decisamente invadenti: sia quelle per archi di Abel Korzeniowski (A single man), candidate ai Golden Globes, che quelle di Stuart Price (già, il produttore dell’album Confessions on a dancefloor) e di Yann Tiersen, nonché i brani vintage di Henry Mancini, Billie Holiday e perfino i Sex Pistols, che fanno da sottofondo a uno dei momenti più riusciti del film.
Per approfondire l'argomento storico, si consiglia di ripescare Il Discorso del Re, in cui i ruoli sono invertiti e i personaggi monodimensionali: là Elizabeth era una santa, qui è perfida, là Wallis era una carnefice, qui è una vittima.

Annunciato nel 2008, girato nel 2010 e presentato nel 2011, il film arriva finalmente anche in Italia a giugno dopo aver raccolto soltanto, e ingiustamente, fischi e fiaschi.
VOTO: 6,5

martedì 1 maggio 2012

Qualche istante con Marilyn


MY WEEK WITH MARILYN
 di Simon Curtis,
Uk, 2011
con Eddie Redmayne, Michelle Williams, Kenneth Branagh, Judi Dench, Dominic Cooper, Emma Watson, Julia Ormond


DATA DI USCITA ITALIANA: 1 GIUGNO  

Se ti piace guarda anche: Il principe e la ballerina, Un matrimonio all'inglese.

Un giovane di illustre radici delude i familiari perché alla carriera accademica preferisce il cinema: parte così per Londra, intenzionato a inseguire i suoi sogni.
Qui si ritroverà a fare da terzo assistente a Laurence Olivier nel suo film Il principe e la ballerina, che vede nella parte della protagonista femminile nientemeno che la diva più famosa e desiderata del pianeta: Marilyn Monroe.
A sorpresa, il ragazzo sarà l’unico che riuscirà a guadagnarsi la fiducia della diva.

Due sono quindi le storie che muovono il film: quella personale del protagonista alla ricerca del suo sogno e quella del suo incontro con Marilyn. La prima è fastidiosamente banale, con tanto di protagonista che si trova sempre al posto giusto nel momento giusto, ma quando entra in scena lei, Marilyn/Michelle, tutto cambia.
L’intento di Simon Curtis non è quello di svelarci il mistero sulla vera identità della diva più mitizzata della storia, quanto quello di restituircene, anche solo per qualche istante, l’essenza: non quindi comprendere o spiegare, quanto evocare. Del resto lo dice anche il titolo: si tratta di un breve lasso di tempo in compagnia della diva, un lasso di tempo in cui il film riesce a catturare e trasmettere la complessa personalità di Marilyn, allo stesso tempo fragile, forte, ingenua, furba, incapace, talentuosa, provocante, dolce, depressa e divertita grazie alla superlativa performance di una straordinaria Michelle Williams, capace di alterare completamente perfino la sua voce per avvicinarsi al timbro della Monroe.
 E a proposito di voce, Michelle canta superbamente tre canzoni nel film, dimostrando pure ottime qualità canore. Sorvolando quindi il confronto fisico e glamour su cui molti si sono soffermati, la performance della Williams resta memorabile perchè al di là delle capacità mimetiche è in grado di dare spessore e umanità a un personaggio così ambiguo e a forte rischio carircatura.
Basta un suo sguardo, un suo sorriso, una sua lacrima per dimenticare ogni difetto di una comunque discreta commedia britannica di vecchia scuola, supportata da grandi attori: l’ottimo Kenneth Branagh (nominato all'Oscar assieme alla Williams) che non fa rimpiangere Laurence Olivier, la garanzia Judi Dench e le sorprese Emma Watson e il protagonista Eddie Redmayne, già visto nel terribile La famiglia Savage, che offrono delle performance soddisfacenti seppur non in linea col resto del cast.
Il film offre inoltre spunti molto interessanti sulla carriera dell’attore, contrapponendo il metodo all’improvvisazione e mettendo in luce i punti bui dei grandi interpreti, come quando Olivier/Branagh, in una scena da brividi, riflette sul suo invecchiamento: “Pensavo che la sua giovinezza e bellezza potessero riflettersi su di me e invece di fronte a lei mi sento ancora più vicino alla morte”.

Meritatissimi gli innumerevoli premi (oltre una dozzina su una trentina di nomination) che Michelle Williams si è portata a casa con questa performance a dir poco eccellente, da gustare, questa volta ancor più del solito, obbligatoriamente in lingua originale, poiché gran parte del merito degli interpreti risiede proprio nelle voci.
VOTO: 7